Tre passi dalla luce

Ago, 2024

Testo a cura di Francesca Agostinelli.

Giovanni e Giona sono giovani, anzi giovanissimi. Appartengono alla generazione Z, ai nati nel nuovo millennio. Insieme formano il duo Boscolo/Rossetto.
Dai banchi di scuola (ISA “Sello” Udine) sono all’università nella città di Venezia, IUAV l’uno, Accademia di Belle Arti l’altro. Da allora studiano, indagano guardano la città attraverso i suoi riflessi. Quelli che dall’acqua filtrano per riflettere e rifrangere la luce spostando la percezione di un fenomeno fisico verso una dimensione emotiva che carica di stupore, se non di meraviglia, la già meravigliosa città. Mirano ad allargare il senso dei luoghi e la condizione percettiva catturando l’intangibile che trasforma gli spazi in cui si attivano per rimodulare, insieme allo spettatore, possibili dinamiche sensorie, emotive, psicologiche.
Agiscono sul circostante creando nuove aree di scambio che dilatano verso il possibile il quanto qui ed ora.
Lavorano sui muri, in questo caso interni. Partono dal buio per lavorare con la luce e appoggiano il loro fare a parete, pronti allo scarto e alla variante che l’accadimento (un corpo in movimento nella stanza? Uno spostamento d’aria? Una variazione della condizione luminosa?) casualmente offre.
Alle volte entra in campo il colore, così da offrire in questo complessivo immateriale lo scarto cromatico che appena suggerisce ipotesi nuove.
La lezione viene da lontano. È grande, importante, attualissima. Catturata viene condotta, plasmata e orientata verso orizzonti ampi, che coinvolgono discipline che già si affacciano nella loro riflessione critica e nel loro attento e sensibile lavoro.

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